Il mondo di sotto
Isabella Nazzarri

text by Rossella Farinotti

Opening: 28.09.2023 – h: 18.00 / 21.00
On view: 29.09 – 10.11.2023

ITAENG

Isabella Nazzarri. Il mondo di sotto. E viceversa.

“Siamo degli emarginati del nostro stesso mondo, niente ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno di ogni cosa”[1] (Annika Pettini).

Poche cose hanno la forza introspettiva del paesaggio e il suo potere lenitivo. Si tratta infatti di un contesto, quello naturale, talmente completo e vivibile da attuare pensieri e azioni universali non solo meditative o da valenza protettiva, ma da luogo salvifico per chiunque. Il paesaggio per l’essere umano rappresenta ancora e spesso un luogo di rifugio, riparo, conforto. Un ambiente, o habitat, da considerare come spazio immediato, ovvio, per la fruizione quotidiana, non come qualcosa di speciale, difficile da perseguire. Le opere di Isabella Nazzarri legittimano questo pensiero in quasi ogni aspetto percepito anche solo dalla loro fruizione esterna, quella estetica. Se poi si va a scandagliare il modus operativo che affronta l’artista nella realizzazione dei suoi lavori, allora la presenza della natura accogliente, necessaria, terapeutica, è chiara e immediata anche nei contenuti. Nazzarri ricorre al paesaggio già dalla ricerca iconografica che intraprende ogni volta in cui inizia un lavoro che parte, appunto, da riferimenti tratti da fotografie di giornali che trattano la natura o i viaggi; dagli scatti fotografici personali durante le sue passeggiate, i percorsi tra boschi e mari e analisi dei diversi territori. In questo caso l’artista attiva una fruizione quasi viscerale dei luoghi attraverso interazioni fisiche per poi, naturalmente, giungere al terzo passaggio del lavoro: la restituzione pittorica, l’ultima fase, quella operativa. Per Nazzarri si tratta di capovolgere sensi e visioni e rappresentare quel mondo sotterraneo che si muove attraverso un duplice aspetto: quello del paesaggio naturale, del verde, del contesto isolato dei boschi, delle montagne, degli alberi, dei mari, delle rocce e, dall’altro lato, quello umano, interiore che, naturalmente, emerge da sotto. Si tratta di un’azione che riflette l’ambiente come in uno specchio: interno ed esterno; reale e tangibile contro il surreale e da scavare; umano e naturale, entrambi viventi, pulsanti; sopra e sotto.

La principale differenza, tra umano e paesaggio, è che la natura non necessita dell’altro per vivere e sopravvivere; viceversa è impensabile: ci saremmo già estinti.

Azione sciamanica. Riti di percezione.

L’interfacciarsi con un contesto dal quale si ha avuto origine non è solo un’azione sciamanica (può esserlo, ma non è necessario) che muove energie e urgenze da sotto la terra. Si tratta di una necessità organica, viscerale appunto. “L’uomo perde il suo posto originario, la sua dimora, il suo habitat” scrive Agamben[2] analizzando Il giardino delle delizie di Bosch, allontanandosi dal contesto naturale. Ecco, nelle opere di Nazzarri l’uomo si riprende questo contesto: ha urgenza di ritrovare il suo ambiente perduto. Le esplosioni di natura, all’interno dei lavori dell’artista, nascondono stratificazioni sedimentate con minuzia, lentezza e profondità, via via nel tempo, nei singoli dettagli. La lettura delle sue opere pittoriche non è immediata. I soggetti si, sono riconoscibili al primo sguardo: una superficie marina o lacustre; una pianta o un fiore che si intravede, mostrando con calma, generosamente, i suoi livelli di bellezza; il luccichio che si riflette sulla superficie, che fa quasi chiudere gli occhi che guardano la patina brillare, anche se è dipinto, non è reale; le foglie che scompaiono sotto la percezione dell’osservatore; i movimenti orizzontali dati dalle pennellate che sembrano voler celare a tutti i costi alcuni dettagli. La pittrice nasconde per mostrare. Fa immergere nella sua visione velando alcune parti: la fruizione è introspettiva, ambigua, fumosa. La natura, forse ci sta dicendo l’artista, è densa di aspetti allegorici che, figura per figura, colore su colore, inconsciamente crea una rappresentazione involontaria, sciamanica, salvifica. I titoli delle opere raccontano già qualche dettaglio (introspettivo o legato alla natura osservata e ritratta) di queste nature morte intense: Idilio, Serafino, Schiarita, Tra buio e luce, Nascondino, Sottacqua… Nazzarri dà degli indizi, dei frammenti per leggere i dipinti nel loro contesto.

Il mondo di sotto.

Le diverse opere che compongono “Il mondo di sotto” – tele di medie e grandi dimensioni, per poi giungere a un grande lavoro – danno la possibilità di scavare sotto le radici degli alberi, di entrare nel terreno, sprofondare con esso per riemergere dall’altra parte. In galleria l’artista ha creato un dispositivo di installazione immersivo: del terriccio sovrasta il pavimento di una sala. Si deve interagire con un ambiente naturale, qui spiazzante, nuovo.

Nel 2015 Marzia Migliora, da sempre legata agli aspetti naturali della sua terra in contrapposizione a una realtà industriale dura, grigia, legata a un certo tipo di lavoro quotidiano ripetitivo e schiacciante, alla Biennale di Venezia crea una grande stanza chiusa dove un tappeto di pannocchie ricopre il pavimento specchiandosi nell’ambiente, che è una stanza privata. Nazzarri non utilizza l’escamotage dello specchio, ma lascia le sue opere come superfici immersive, che assorbono il visitatore prima attraverso lo sguardo e poi, in un secondo momento, con il corpo. Alla maniera dei colori di Rothko e dei verdi delle foglie di Rousseau, la sensazione è quella di entrare in grandi e più piccoli portali, per capovolgere la nostra visione, tornare indietro, andare sotto. Numen (2023) ingloba tutto. La sua resa estetica è in continuo movimento, non è statica, non lascia stare né l’occhio e neppure la mente, ma obbliga il visitatore a una lunga fruizione. Luce, verde, la grande dimensioni, gli infiniti strati minuziosamente elaborati, cambianti, sovrastati, accolgono l’osservatore con sacralità e riverenza. É un mondo subconscio. Di sotto, capovolto. La grande pittura è come un portale per addentrarsi verso le radici degli alberi, la profondità viscerale della terra, l’umidità e il calore del terreno. Nazzarri ha creato un grande involucro per inglobare, immettere l’osservatore nella sua esperienza e immedesimarlo in quel percorso introspettivo (e sciamanico) che idealmente si insinua e scandaglia nuovi modi e prospettive di vedere le cose, rovesciandole all’interno della natura, del paesaggio, di un habitat ritrovato.

 

“…to be lost is to be fully present, and to be fully present is to
be capable of being in uncertainty and mystery. And one does
not get lost but loses oneself, with the implication that it is a
conscious choice, a chosen surrender…, Rebecca Solnit,
“A Field Guide to Getting Lost”, 2017

 

Rossella Farinotti

 

 

[1] A. Pettini, “How far should we go?”, Fondazione ICA, Milano, 2023, p. 10
[2] G. Agamben, “Il regno e il giardino”, Vicenza, 2019, p.10

Isabella Nazzarri nasce a Livorno nel 1987. Vive e lavora a Milano. Nel 2011 si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente frequenta il Biennio di Pittura dell’Accademia di Brera e nel 2013 vince il Premio Griffin per la sezione Biennio.

Da 2014 le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’Estero, tra cui Villa Brivio (Nova Milanese), Spazio Oberdan (Milano), The Griffin Gallery (Londra), Galerie Michael Schultz (Berlino), Museo Fattori (Livorno), Galleria Abc-Arte (Genova), Palazzo Barbaroux (Torino), Alon Zakaim Fine Art (Londra), Mazzacurati Fine Art (Ferrara), Cittadella Degli Archivi (Milano), Fondazione Luigi Di Sarro (Roma), Teodora Galérie (Parigi), Atelier Richelieu (Parigi), Grand Palais (Parigi), Galleria Monopoli (Milano), Palazzo Reale (Milano), Unicredit Pavillion (Milano),  Casa Testori (Novate Milanese), Palazzo Appiani (Piombino).

Dal 2016 prende parte a numerose Fiere d’Arte in Italia e all’estero tra cui Arte Fiera, Art Verona, Art Paris, Art Montecarlo, Wop Art Fair Lugano. 

Nel 2015 inaugura la sua prima mostra personale “Life on Mars” a cura di Ivan Quaroni a Circoloquadro, Milano.

Nel 2016 inizia la sua collaborazione con Abc Arte di Genova e prende parte alla mostra collettiva “Principio di Indeterminazione” a cura di Ivan Quaroni. Sempre nel 2016 inaugura la mostra personale “Vita delle forme”, curata anche questa da Ivan Quaroni, presso la Galleria C2 Contemporanea di Firenze.

Nel 2017 inaugura la mostra personale “Clinamen” a cura di Daniele Capra alla Galleria Abc Arte di Genova. Nello stesso anno realizza un’opera murale permanente presso la Cittadella Degli Archivi di Milano.

Nel 2018 è selezionata per il Premio Cairo ed espone nella mostra collettiva dei finalisti presso il Palazzo Reale di Milano. Nello stesso anno prende parte alla mostra collettiva “Graffiare il presente” a cura di Giuseppe Frangi e Daniele Capra, negli spazi di Casa Testori di Novate Milanese.

Nel 2019 prende parte alla residenza di Fondazione Amici di Duccio con l’artista Anna Caruso, curata da Arianna Baldoni ed inaugura una mostra bipersonale “Paesaggi Liquidi” presso la sede di Palazzo Appiani di Piombino.

Nel 2021 inaugura la mostra personale “Pitture Necessarie” in collaborazione con Supergiovane, curata da Mattia Lapperier, negli spazi di Mac Mahon 49 a Milano.

Nel 2022 partecipa alla mostra “Oltre Orizzonte” a cura di Vanni Cuoghi alla Fondazione Tito Balestra di Longiano. Nello stesso anno inaugura la mostra personale “Daily Gestures” presso la galleria Donna Leatherman LLC di New York.

Attualmente è rappresentata dalla OPR Gallery di Milano.

La sua bibliografia ha all’attivo cataloghi di mostre personali e collettive dal 2014. Ha collaborato con numerosi critici e curatori tra cui Ivan Quaroni, Daniele Capra, Arianna Baldoni, Rossella Farinotti, Giuseppe Frangi, Leonardo Caffo.